Biografia

“Séna mi fé, disfecemi Fan.”

 

 

Il senso strutturale della mia opera credo sia piuttosto indecifrabile.
La questione è che, per mia indole a cui per lungo tempo ho opposto resistenza, cercando di diventare un canonico pittore con una sua unica matrice di riconoscibilità
estetica e dunque, possibilmente commerciale, la mia indole ed il mio istinto mi hanno sempre spinto a sperimentare ed incrociare tecniche, temi, stilemi e codici,
ben sapendo che il rischio che tutto ciò potesse risultare un minestrone un po’ inquietante – da un punto di vistà dell’organicità – fosse latente.

Ora so bene che il mio fare pittura è un fare ‘inversus’. Non posso fare altro che così, è una mia natura, ripeto.
Istintualmente, invento, o calco tecniche ed impressioni, saltando da un figurativo cupo e calibrato (aerei) ad un ‘lisergico’ apparentemente fuori controllo (elaborazioni
grafiche e astratti), cercando di scavare dentro di me come ‘un minatore con la sua torcia elettrica, ed un elettricista con la sua vanga’ (parole di Fulvio sul suo percorso
artistico, che faccio mie in questo frangente).

In che senso sono inversus? come chi ha cuore fegato e tutti gli organi interni specularmente contrari ma apparentemente sembra un pittore,
ho capito che questo mio fare è in realtà un mio modo di scandagliare il mio inconosciuto.

Gli aerei, neri, o ricalcati, sono una riflessione molto dolorosa sul lascito di mio padre, i suoi ‘comandamenti aviatori’ di quando ero bambino;

gli Astratti sono il tentativo di esplorare un mio inconscio liberto dalla sua schematicità prepotente;

le Matrici sono tentativi blandamente optical di trovare l’inciampo che possa aprire nuove percezioni;

le Penne (anche per me il corpus mio piu’ importante) sono le radiografie (in bianco e nero si scrive, la verità) di ciò che sono e ciò
che vedo negli altri, nella società, nel mondo.

E così via.

Dunque, da buon inversus, non ho una variegazione di temi da affrontare con il medesimo, riconoscibile stile.
Da buon mancino della mia mente, ho un florilegio esplosivo di stili con cui affrontare la medesima, inconosciuta storia.
Quella della mia vita, del mio vuoto (in senso Yves Kleiniano ovviamente), dei miei abissi, e delle mie pepite d’oro.

Ovviamente vendere dei quadri ‘inversi’ è un po’ difficile. So bene che ci vuole molto pelo sullo stomaco.
Ma a me sta bene.